Lago di Pergusa

RISERVA NATURALE SPECIALE (RNS)
SITO DI INTERESSE COMUNITARIO (SIC), ZONA PROTEZIONE SPECIALE (ZPS)
E’ stata istituita con legge del 1995 ed è localizzata al centro della Sicilia, in provincia di Enna, a 667 m s.l.m.; ha un perimetro di circa 4,5 Km e da sempre rappresenta un’area ed un biotopo di alto interesse sociale e naturalistico.
Unico lago endoreico (senza immissari ne emissari) della Sicilia, è caratterizzato da ampie oscillazioni di livello, legate al regime pluviometrico e all’evaporazione soprattutto estiva; è anche noto per le acque salmastre e per il “RED WATER” (l’arrossamento delle acque) che si manifesta, in determinate condizioni, per la presenza di solfobatteri fotosintetici anaerobi.

IL MITO
Il lago di Pergusa rappresenta un ambiente di notevole interesse naturalistico che ha stimolato, fin dalle epoche più remote, la fantasia di scrittori d’ogni tempo: da Claudiano, Ovidio, Cicerone, Livio e Diodoro Siculo sino al poeta inglese John Milton.
Nel mondo classico fu celebrato da alcuni di loro “Il ratto di Proserpina”, uno degli episodi mitologici più affascinanti, che a Pergusa si sarebbe svolto nella notte dei tempi.
La leggenda narra di Proserpina, figlia di Cerere che, mentre raccoglieva fiori nei pressi del Lago, fu rapita dal Dio degli inferi, Plutone, e fatta sua sposa.
Cerere la cercò in lungo e in largo per nove giorni; la dea della fertilità trascurò così il suo dovere e le messi cominciarono a venir meno.
Il decimo giorno, Giove, preoccupato per la carestia cui poteva essere soggetto il genere umano, fece svelare a Cerere il luogo dove l’amata figlia era stata violentemente trascinata; inoltre, in seguito alle disperate suppliche della madre, il padre degli Dei acconsentì che madre e figlia potessero vivere insieme, ma solo per un periodo dell’anno (secondo il mito omerico, Proserpina ritornava sulla terra, al fianco della madre, per sei mesi l’anno, mentre per i restanti sei tornava nell’Ade assieme al marito; il mito orfico, invece, ci racconta di quattro mesi trascorsi nel regno dei morti e di otto nel regno dei vivi).
Cerere accettò la decisione, ma anche lei emanò una sentenza: quando il suo sguardo sarebbe stato lontano dall’amata figlia, il sorriso avrebbe abbandonato le sue labbra e la tristezza riempito il suo cuore; la stessa sorte sarebbe toccata alla terra, dando così origine all’autunno ed all’inverno.
Con il ritorno di Proserpina, invece, anche la terra avrebbe esultato della sua presenza, la vegetazione e la fertilità sarebbero riapparsi, sarebbero sbocciati così i fiori, gli uccelli sarebbero tornati ai loro nidi, gli alberi avrebbero dato i loro frutti e gli uomini avrebbero giovato di tale ricchezza, dando origine, in tal modo, alla primavera e all’estate.

ARCHEOLOGIA
Il mito di Proserpina, in effetti, può considerarsi derivato dalla combinazione di diverse religioni stratificate, ognuna delle quali ha trasformato il racconto originario per adattarlo ad un universo mitologico ormai modificato. Alcuni studiosi ritengono infatti che l’originaria figura di Kore fosse, nella prima antichissima versione pre-greca del mito, disgiunta dalla madre, la dea Demetra, l’accostamento alla quale potrebbe corrispondere al momento di incontro tra una popolazione indigena stanziata proprio attorno al “prato sempre fiorito”, scenario del rapimento (mitizzazione, forse, dello sprofondamento delle alture e della conseguente formazione del bacino lacustre), e la cultura greca, penetrata in un secondo tempo in questi stessi territori.
L’antropizzazione del comprensorio che circonda il lago di Pergusa dovette effettivamente avvenire in tempi molto remoti che nuovi dati ci indurrebbero con cautela a collocare in epoca neolitica.
Corrisponde infatti a questa fase un aumento della quantità di tracce di Olea che confermerebbe, anche per Enna, il momento di introduzione della coltivazione dell’ulivo, già registrata in altre aree del Mediterraneo, intorno al 6000 a.C..
In realtà, i più antichi manufatti individuati nell’area risalgono ad epoca eneolitica (Età del Rame).
Le esplorazioni effettuate a partire dai primi decenni del secolo scorso hanno svelato un’occupazione capillare di quasi tutte le colline che circondano il bacino. Le fasi più documentate sembrano essere quella protostorica e quella arcaica, con la dislocazione di vari villaggi di piccole e medie dimensioni, più volte caratterizzati da necropoli costituite da tombe a grotticella. Le campagne di scavo compiute a partire dal 1979 hanno messo in luce quello che forse doveva essere il villaggio principale di questo sistema: su Cozzo Matrice, insieme a tracce di un’occupazione durante l’Età del Rame, sono stati individuati un abitato circondato da cinta muraria e una necropoli di tombe a grotticella con corredi databili al VI-V a.C. che testimoniano l’avvenuto incontro con i greci.
A monte del villaggio, sulla sommità del cozzo, il ritrovamento, di fronte a una grotta posta a dominio del territorio, di una sorta di recinto sacro, un themenos, in cui non mancavano ex-voto e piccole edicole, ha indotto a identificare l’antro con quello dal quale gli indigeni ritenevano che Ade fosse fuoriuscito per rapire Kore. Tracce di frequentazione sono state individuate anche nelle aree immediatamente limitrofe a questa, su Cozzo Jacopo, Monte Salerno e, a sud del lago, su Cozzo Signore, Cozzo Capitone e Monte Carangiaro. Il contatto con genti di cultura greca non parla necessariamente a favore di veri e propri stanziamenti ma è possibile comunque riconoscere occupazioni strategiche di alcune parti del territorio da parte di greci addentratisi in quest’area interna posta a dominio di importanti direttrici di penetrazione. A sud-est del lago, infatti, si individuano tracce di un insediamento, probabilmente di stampo militare tipo phrourion, sul Monte Juculia, un’altura terrazzata posta a 792 m s.l.m., a dominio della valle segnata dal torrente Torcicoda che doveva costituire una delle principali vie di penetrazione per chi dalla costa, risalendo l’Himera meridionale, l’odierno Salso anticamente navigabile, si volesse inoltrare attraverso le aree montagnose del cuore della Sicilia per scoprire sulle rive del lago di Pergusa un paesaggio che il poeta Ovidio descrisse come luogo di “primavera eterna”.

FLORA
La flora attuale annovera 358 specie, tra cui diverse orchidee.
A tratti la vegetazione si presenta antropizzata e molte zone sono coltivate a seminativi e uliveti.
La distribuzione della vegetazione consente di distinguere quella sommersa, caratterizzata dalla presenza di alghe verdi come Cladophora sp. in superficie e Chara sp. nel fondo, oltre che della pianta Erba da chiozzi (Ruppia sp.), da quella riparia.
Quest’ultima è caratterizzata dalla predominanza di Cannuccia di palude (Phragmites australis), Giunco marittimo (Juncus maritimus) e Giunco pungente (Juncus acutus). La Cannuccia di palude forma una cintura quasi continua, interrotta solo per un tratto nel lato est, di dimensioni rilevanti, con coperture compatte ed estese tendenti alla formazione di popolamenti puri che raggiungono un’altezza di circa 3 m e che spesso sono avviluppati dal Vilucchio bianco (Calystegia sepium) e dalla Morella rampicante (Solanum dulcamara); si scorge pure la Lattuga velenosa (Lactuca virosa). Nella parte più esterna della cintura si ritrovano esemplari di Tamerici maggiore (Tamarix africana), Sambuco (Sambucus nigra), Rovo comune (Rubus ulmifolius), Ailanto (Ailantus altissima), Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis), Corniolo sanguinello (Cornus sanguinea), Salice comune (Salix alba) e Gelso comune (Morus alba); nel tratto di interruzione del canneto prende il sopravvento la formazione a Giunco marittimo (Juncus maritimus), che costituisce una fascia larga in alcuni punti di quasi 100 m, con presenza di Giunco pungente (Juncus acutus), Enula cepittoni (Inula viscosa), Enula cespita (Inula graveolens), Centauro maggiore (Centaurium erythraea), Coda di lepre marittima (Polypogon maritimus), qualche esemplare isolato di Tamerici maggiore (Tamarix africana) e di Rovo comune (Rubus ulmifolius) nella parte più esterna, con presenza di piccole isole di Cannuccia di palude (Phragmites australis); in mezzo al giuncheto si trova, altresì, l’alloctona Erba della pampa (Cortaderia selloana), proveniente dai vicini giardini privati.
La fascia esterna (più vicina all’autodromo) è caratterizzata dalla presenza di Rovo comune (Rubus ulmifolius), spesso dominante e di Sambuco (Sambucus nigra), con portamento arbustivo e in alcuni tratti costituente densi popolamenti, soprattutto nel tratto a sud. Qui si riscontra una fascia continua di circa 1300 m, con Sommacco siciliano (Rhus coriaria), Ailanto (Ailantus altissima), Alaterno (Rhamnus alaternus), Fico comune (Ficus carica), Salvione giallo (Phlomis fruticosa), Euforbia cespugliosa (Euphorbia characias), Cardo mariano (Sylibum marianum), Scardaccione selvatico (Dipsacus fullonum), Onopordo maggiore (Onopordum illyricum), Lattuga velenosa (Lactuca virosa), Salice pedicellato (Salix pedicellata) e Noce comune (Juglans regia). Ai bordi dell’autodromo, si riconosce infine la presenza della Canna del Reno (Arundo pliniana), del Giunchetto meridionale (Holoschoenus australis), del Prugnolo (Prunus spinosa) e di un cospicuo numero di esemplari di Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis). Tra il “guard-rail”, che fa da limite alla zona A, e la pista automobilistica sono presenti entità erbacee come Linajola riflessa (Linaria reflexa), Veronica comune (Veronica persica), Pervinca maggiore (Vinca major) e Pratolina comune (Bellis perennis), con dominanza di Becco di gru comune (Erodium cicutarium). Sia nel settore nord-est che in quello ovest sono presenti, oltre a Cannuccia di palude (Phragmites australis), diverse specie ruderali con dominanza di Cardo mariano (Sylibum marianum), Scardaccione selvatico (Dipsacus fullonum), Onopordo maggiore (Onopordum illyricum), Glasto comune (Isatis tinctoria) e Malvone perenne (Lavatera olbia); interessante è la recente diffusione del Lentisco (Pistacia lentiscus).
La vegetazione alofila (che vive in ambiente salso), prima presente, era rappresentata da Salicornia (Salicornia patula), Suaeda marittima (Suaeda maritima), Atriplice comune (Atriplex hastata) e Spergularia media (Spergularia media).
La flora delle colline circostanti si presenta molto varia e antropizzata; molte zone sono state edificate, con presenza quindi di frequenti entità ornamentali e parecchie specie alloctone.
Queste, in tutto il bacino, rappresentano il 10,84% delle specie presenti; si tratta di entità a spiccata capacità colonizzatrice, molto competitive e tendenzialmente invasive, la cui presenza e diffusione richiede opportuni controlli. Parecchi sono gli uliveti presenti; alcune zone ad accentuata acclività sono dominate dal Tagliamani (Ampelodesmos mauritanica, in dialetto siciliano disa), che in alcune aree si associa alla Ginestra (Spartium junceum), in altre all’Assenzio arbustivo (Artemisia arborescens), all’Asfodelo mediterraneo (Asphodelus microcarpus), alla Scilla marittima (Urginea maritima) e al Caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca) mentre in altre ancora alla Ferula comune (Ferula communis) e al Timo arbustivo (Thymus capitatus). Nella zona sud del bacino, a ridosso del Cozzo Capitone, è ubicata la “Selva Pergusina”, che presenta Pino domestico (Pinus pinea), Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis ed Eucalyptus globulus), ecc …
Nel parco di Villa Zagaria, tenuta nobiliare localizzata sul versante ovest del bacino, sono presenti Quercia virgiliana (Quercus virgiliana), Pungitopo (Ruscus aculeatus), Geranio sanguigno (Geranium sanguineum), ecc …, segno tangibile della vegetazione originaria delle colline pergusine.
Alquanto interessanti sono infine gli impluvi nella zona ovest, di cui alcuni con maggiore ristagno d’acqua, con Lisca a foglie strette (Typha angustifolia), Giunco annuale (Juncus bufonius), Giunco natante (Juncus heterophyllus), Crescione d’acqua (Nasturtium officinale), Salcerella meridionale (Lythrum junceum), ecc …

FAUNA
La riserva presenta una fauna rappresentativa e diversificata, appartenente a diverse classi, ognuna occupando una propria e specifica nicchia ecologica; molti animali conducono vita nascosta, altri, come gli uccelli, sono più facilmente osservabili.
Sono stati osservati diversi invertebrati appartenenti alle classi dei crostacei e degli insetti.
Tra i crostacei sono stati rinvenute specie appartenenti agli ordini dei Cladoceri (Daphnia sp.), dei Calanoidi (Diaptomidae: Arctodiaptomus salinus) e degli Anfipodi (Gammaridae).
Notevole è la presenza di insetti, sia come larve che come adulti, appartenenti a diversi ordini: Odonati (Sympetrum fonscolombii, Sympetrum striolatum, Erythromma viridulum, Coenagrion puella, Enallagma cyathigerum, Coenagrion scitulum, Crocothemis erythraea e Anax sp.), Mantodei (Mantidae: Mantis religiosa), Ortotteri (Tettigoniidae: Rhacocleis annulata e Yersinella raymondi), Emitteri (Gerridae: Gerris lacustris; Notonectidae: Notonecta sp.; Nepidae: Nepa sp.; Pleidae: Plea minutissima), Neurotteri (Chrysopidae: Chrysopa sp.), Coleotteri (Carabidae: Chlaenius sp. e Scarites terricola; Dytiscidae; Coccinellidae: Coccinella septempunctata; Chrysomelidae: Timarcha tenebricosa; Hydraenidae), Imenotteri (Cynipidae: Diplolepis rosae; Formicidae), Lepidotteri e Ditteri (Tipulidae; Culicidae; Simuliidae; Cecidomyiidae; Chironomidae: Procladius choreus e Chironomus plumosus; Psychodidae; Ceratopogonidae; Muscidae).
Per ciò che riguarda i pesci, sono presenti Gambusia (Gambusia holbrooki) e Carpa (Cyprinus carpio var. communis; Cyprinus carpio var. specularis), entrambe specie alloctone.
Tra gli anfibi sono presenti il Discoglosso dipinto (Discoglossus pictus pictus), una specie di estremo interesse biogeografico, rappresentando un peculiare endemismo siculo-maltese (dato che è presente solo in Algeria, Marocco, Tunisia, Sicilia e Malta), il Rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus), importante endemismo siciliano, la Rana verde minore meridionale (Rana hispanica complex) e il Rospo comune (Bufo bufo).
Tra i rettili che frequentano il fragmiteto sono stati osservati il Ramarro occidentale (Lacerta bilineata), la Lucertola campestre (Podarcis sicula), il Gongilo (Chalcides ocellatus), il Colubro liscio (Coronella austriaca) e il Biacco (Hierophis viridiflavus); nelle acque del Lago è presente la Natrice dal Collare (Natrix natrix) e l’endemica Testuggine palustre siciliana (Emys trinacris).
Il lago di Pergusa è un’importante stazione di sosta per gli uccelli migratori europei da e verso l’Africa. Alcune specie inoltre vi nidificano o vi trascorrono l’inverno, grazie alle risorse alimentari abbondanti. Migliaia sono gli esemplari di uccelli, di oltre cento specie diverse, che si possono osservare: il Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), lo Svasso piccolo (Podiceps nigricollis), lo Svasso maggiore (Podiceps cristatus), il Fischione (Anas penelope), il Fistione turco (Netta rufina), il Moriglione (Aythya ferina), il Mestolone (Anas clypeata), il Codone (Anas acuta), la Canapiglia (Anas strepera), l’Alzavola (Anas crecca), la Moretta tabaccata (Aythya nyroca), il Germano reale (Anas platyrhynchos), la Folaga (Fulica atra), la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), il Porciglione (Rallus aquaticus), la Garzetta (Egretta garzetta), l’Airone cenerino (Ardea cinerea), il Mignattaio (Plegadis falcinellus), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), il Tarabusino (Ixobrychus minutus), il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il Mignattino piombato (Chlidonias hybridus), il Gruccione (Merops apiaster), lo Storno (Sturnus vulgaris), lo Storno nero (Sturnus unicolor), il Falco di palude (Circus aeruginosus), ecc …
Tra le canne si osservano la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) e il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus).
Dall’Aprile 2006 è presente il Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), estintosi in Sicilia negli anni ’50; si tratta di una specie ammirata fin dai tempi dei Greci e dei Romani, tanto che è possibile ritrovarlo tra i mosaici della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina (inizio IV secolo d.C.), dove nel mosaico denominato “Il piccolo circo” è ritratto un fanciullo su una biga trainata da due Polli sultani.
Tra i mammiferi non vi sono specie esclusive di ambienti umidi.
Tra gli insettivori sono presenti il Riccio (Erinaceus europaeus) e il Toporagno di Sicilia (Crocidura sicula); tra i Lagomorfi è molto comune il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), specie originaria della macchia mediterranea ma diffuso in molti altri ambienti. Tra i roditori è stato osservata l’Istrice (Hystrix cristata), abbastanza frequente, ma difficilmente osservabile; la sua presenza è però testimoniata da tane ed aculei. Tra i carnivori, infine, sono presenti la Volpe (Vulpes vulpes), la Martora (Martes martes) e la Donnola (Mustela nivalis).

Associazione Culturale Mazí

  •    Via Cortile Greco 16, Bagheria (PA)

  •    acm.bagheria@gmail.com

  •    info@roccadicerere-ruraltour.it

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