Calascibetta

Il comune è situato nella parte centro-occidentale della provincia di Enna, al confine con quella di Palermo, alle pendici del monte Giulfo, nella valle del fiume Morello, tra i comuni di Gangi, Nicosia, Leonforte, Enna e la sua isola amministrativa Canneti, Villarosa e l’isola amministrativa Cugno Cavallo appartenente al comune di Bompietro.
Il nome, di sicura origine araba, sembrerebbe composto dalle parole qal’a(t) (castello, cittadella) e šabat (punta).
Le origini sono antiche, così come testimoniano le necropoli della Calcarella (XI-X secolo a.C.), di Realmese (con tombe dei secoli IX e VI a.C.), di valle Coniglio (X-VII secolo a.C.) e di Malpasso (Età del Rame).
Si presume che Calascibetta sia nata nel IX secolo come accampamento militare musulmano, sulla rocca antistante Henna, per tentare l’assedio alla roccaforte bizantina.
Le attestazioni documentate, a proposito della sua costituzione come nucleo urbano, risalgono alla conquista dei normanni.
Il conte Ruggero fece edificare nella zona una roccaforte al fine di avere a disposizione una base per portare a termine l’assedio alla città di Enna.
In seguito, rimasta città demaniale, conosce un periodo di ineguagliato splendore, favorita e preferita come fu dai re aragonesi, tra cui Pietro II.
Il patrimonio artistico comprende testimonianze riferibili alla cultura dei secoli passati, tra le quali meritano specifica menzione: la necropoli di Realmese, datata tra il X e il VI secolo a.C., quella di valle Coniglio, datata tra il VII e il V secolo a.C. e quella di Malpasso, con cinque tombe a forma di grotta; la chiesa madre, dedicata a San Pietro e a Santa Maria Assunta, edificata nel 1340, con tre navate, al cui interno sono custodite pregevoli opere d’arte come un coro ligneo del ‘600; la chiesa di San Pietro, ex cappella del castello Normanno, ricostruita nel ‘700; la chiesa di Sant’Antonio Abate, eretta nel XVII secolo; la chiesa del Carmine del XVIII secolo, al cui interno vi sono notevoli stucchi e la chiesa del convento dei cappuccini, realizzata nel 1589.
Il territorio, che fa parte del sito di interesse comunitario (SIC) Monte Altesina, ricadente all’interno della riserva naturale orientata (RNO) Monte Altesina, presenta un profilo geometrico irregolare con variazioni altimetriche molto accentuate.
L’abitato sorge disposto ad anfiteatro sull’alto di una rupe, al centro dei monti Erei e ha un andamento plano-altimetrico inclinato.
Gli abitanti, chiamati xibetani, sono concentrati per la maggior parte nel capoluogo comunale; il resto della popolazione è distribuita tra i nuclei urbani minori di Buonriposo e Cacchiamo.
Merita specifica menzione la produzione del Piacentinu Ennese DOP, della Pagnotta Val del Dittaino DOP e della Pesca di Leonforte IGP.
Il settore economico primario è presente con varie coltivazioni, in particolare di cereali, agrumi, mandorle e uva per vino, e allevamenti, in particolare di bovini e ovini.
Il settore secondario può contare sulla presenza di aziende di trasformazione; sono inoltre presenti miniere di zolfo (ormai chiuse) e cave di sabbia.
Tra gli eventi e le manifestazioni ricorrenti più importanti si ricordano: i suggestivi riti della Settimana Santa; la fiera del bestiame tra Agosto e Settembre e la sagra “Buonriposo” a Settembre.
Il patrono, San Pietro in Vincoli, si festeggia la prima domenica di Agosto.

Associazione Culturale Mazí

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